La Valle Occitana è una delle più vaste aree linguistiche europee e si estende a partire dalla parte più occidentale delle Alpi, tra Italia, Francia e Spagna.

In Piemonte si trova nella provincia di Torino e Cuneo ed è caratterizzata dal fatto che la metà della popolazione, oltre all’italiano, parli correttamente la lingua occitana.

Le valli occitane in Piemonte sono:

  • Alta Val di Susa
  • Alta Val Chisone
  • Val Germanasca
  • Val Pellice
  • Alta Valle Po
  • Val Varaita
  • Val Maira
  • Val Grana
  • Valle Stura
  • Valle Gesso
  • Val Vermenagna
  • Valle Pesio
  • Valle Ellero
  • Valle Bronda

Fonte foto: http://www.espaci-occitan.org/

Queste valli sono rimaste inaccessibili per molto tempo e per questo hanno sviluppato caratteristiche proprie sia nella lingua quanto nelle tradizioni.

Per secoli, però, queste strade sono state percorse incessantemente sia in quello che oggi è il territorio italiano sia in quello francese; ne sono una prova la lingua occitana che accomuna queste genti.

L’occitano è una lingua sviluppatasi dal latino intorno all’anno 1000 nel centro-sud della Francia, dalle Alpi fino ai Pirenei.

Viene spesso chiamata lingua d’oc, diffusa dai trovatori nel Medioevo per la composizione dei sonetti e nel corso dei secoli inizia ad essere sostituita sempre più dalla lingua d’oil (attuale francese) fino a scomparire nel 900.

A partire dagli anni ’60 nelle vallate piemontesi iniziò a diffondersi un grande interesse per la lingua e cultura occitana, tanto che la lingua d’oc rientra tra le lingue minoritarie protette e tutelate dallo Stato.

Non è solamente linguistico il patrimonio culturale che possiamo trovare; durante i secoli sono nate molte saghe, opere letterarie, poetiche e musicali e l’utilizzo di numerosi strumenti tradizionali, il più celebre è la ghironda, cordofono a corde strofinate su un disco.

Simbolo per eccellenza è la Croce Occitana, di colore giallo su sfondo rosso, che deriva dal simbolo del Ducato di Tolosa.

Questo simbolo compare in tutte le manifestazioni storiche e folkloristiche delle valli piemontesi insieme a quello riconosciuto come inno nazionale occitano.

Cultura e tradizioni delle valli occitane

Musica e balli occitani

La tradizione occitana porta con se una serie di musiche e balli popolari, ma quanto arrivato a noi è un intreccio di balli popolari e di corte contaminato delle varie macroregioni europee e non solo. Le valli piemontesi che non sono state soggette a migrazioni, passaggi di eserciti o migrazioni sono quelle che meglio hanno conservato le tradizioni occitane, comprese musiche e balli anche se la stessa danza assume caratteristiche diverse da borgata a borgata, e addirittura da famiglia a famiglia. Molte danze non sono purtroppo arrivate ai giorni nostri, infatti a causa dell’abbandono delle zone rurali nel corso del ‘
Molti balli purtroppo sono andati perduti con l’abbandono delle zone rurali e delle tradizioni avvenuto tra il secondo dopoguerra e gli anni settanta, periodo d’inizio della riscoperta delle tradizioni e del folkrevival.

La Val Maira, dove oggi si ballano la “courento d’la
Rocho” (di Roccabruna) ed un “balet di Acceglio” eseguito in rarissime occasioni, ad esempio, era ricca di danze ormai dimenticate come ad esempio “Il rigudin” che ancor oggi si balla in Val Varaita.

Le danze che sono arrivate fino a noi sono state tramandate soprattutto grazie alle feste popolari che hanno contribuito alla conservazione di musiche e balli occitani. Tra queste ricordiamo le baìe, in cui periodicamente si riuniva tutto il paese per alcuni giorni di festa, con un ben preciso canovaccio di
rappresentazioni, musiche e balli. Fortunatamente sono centinaia le musiche e i balli occitani giunti fino ai giorni nostri. La sola Valle Varaita ha conservato oltre venti balli tradizionali!

Regina incontrastata della musica occitana è la ghironda (detta anche Viola o Gironda): un cordofono a corde strofinate da un disco di origine medievale.  Dal 1982 si tiene annualmente a Pragelato (TO) la Festa della Ghironda, una manifestazione interamente dedicata allo strumento.

La musica tradizionale occitana è stata riscoperta negli ultimi quarant’anni grazie ad alcuni giovani, che hanno riscoperto il repertorio antico e composto nuove melodie affiancando agli strumenti tradizionali percussioni, tastiere e chitarre.

La cucina occitana

Tutta la gastronomia della valle occitana nasce dal rapporto con la natura e con la tradizione montanara, con sapori semplici, ma arricchiti dalle erbe aromatiche, la cucina occitana è molto vasta e ricca, non basterebbe un articolo intero per raccontarla tutta. Qui in particolare vogliamo ricordarvi in Valle Po, la poulënto dë triffoule bou dë froumëntin, una polenta di patate di tradizione occitana, cotta sul poutagé (la stufa a legna), fondamentale sia per la cottura dei cibi, sia per il riscaldamento del cantuccio.

La valle Maira, invece, ha fatto del commercio delle acciughe uno dei suoi mercati principali, dando vita alla tradizione della bagna caüda, che insieme alla mata, una torta salata con patate, porri e zucca e talvolta riso, toma o salsiccia, è il piatto tipico della valle.

Occitania a pè

Nel settembre 2008 è stato inaugurato un percorso di trekking, denominato Occitania a pè.

La partenza è da Vinadio in Valle Stura e l’arrivo è alla Vielha in Val d’Aran; l’itinerario supera le Alpi e i Pirenei, si snoda per colline e valli, attraversando località storiche trasmette l’emozione della poesia dei trovatori e di una lingua che è patrimonio dell’umanità.

Si tratta di 177 Km divisi in numerose tappe percorrendo un lungo percorso che attraversa tutta la Valle Maira, nelle Alpi del Piemonte occidentale.

Un itinerario creato nel 1992, da 600 a oltre 2700 m di altitudine.

Dal Parco dei Ciciu di Villar San Costanzo il primo tratto raggiunge borgata Cervetto e Borgata Foresti e da qui inizia la strada che conduce al santuario di San Costanzo al Monte.

Seguendo le segnalazioni si prosegue in direzione Pian L’Aba, si raggiunge la Fontana dell’Asino e case Arduini e da borgata Oggero si risale a borgata Castello.

Da qui si raggiunge Rocca Castlas, punto panoramico con ruderi di una antica torre e si prosegue fino a Sant’Anna di Roccabruna.

Dalla cappella di Sant’Anna si prosegue per la Cappella di S.Chiaffredo e poco oltre si trova il campanile in borgata Roi.

Proseguendo per un sentiero ombreggiato si passa oltre borgata Mostiola fino alle case di Molineri di Pagliero.

Qui si imbocca un sentiero che collega San Damiano Macra a Pagliero.

Ci si allontana da Pagliero in direzione del cimitero verso nord.

In borgata Scombe si passa davanti alla chiesa di S.Sebastiano e si prosegue fino a Fracchie. Passando un ponte sulla strada si giunge dopo un’ora tra le montagne in vista del Monte Rubbio.

Dopo la traversata si scende attraverso il bosco verso la valle e si arriva alla cappella S.Bernardo e a Camoglieres.

Da Camoglieres si consiglia il sentiero dei Ciclamini che porta ad un ambiente suggestivo fra mille fioriture e senza dislivelli.

Proseguendo sul sentiero, praticamente in piano, si arriva alla chiesa di San Peyre e dopo un paio di ore di cammino si giunge a San Martino.

Da San Martino Superiore ci si dirige verso il Colle Bettone, con splendido panorama dall’alto sul vallone di Elva; si prosegue attraversando una conca che porta alla cappella del Colle San Giovanni e proseguendo si raggiunge Borgata Allemandi, Borgata Chiesa e, in alternativa, Borgata Cesani, Borgata Villa e Borgata Chiesa.

Da borgata Villa si arriva al punto più alto dell’escursione, a Pass. Da Albeno dove si vede il percorso che porta ad Ussolo.

Da Ussolo si sale fino a Grangette e a quota 1804 ci si imbatte in una strada alpina che porta alla Valle Mollasco e a Cabota verso Lausetto.

Ad un quarto d’ora di percorso si prosegue sulla strada lungo il torrente fino al campo Base e si raggiunge Chiappera.

Si sale verso il Colle Ciarbonet, per poi arrivare a Viviere e a Chialvetta.

Proseguendo da Chialvetta le ultime tappe sono il Colle del Preit, Finello, il Palent di Macra, Celle Macra fino ad arrivare al Dronero o Ciciu del Villar.

Autore dell'articolo