Il Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo, tra natura, storia e paesaggi incontaminati

Il Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo è un’area naturale protetta istituita nel 1979, e situata in Piemonte al confine con la Liguria, ad appena una decina di chilometri in linea d’aria dal mare. Si tratta dell’area verde più estesa dell’alessandrino al confine con l’entroterra genovese, paragonabile al parco de La Mandria per Torino o al Parco Agricolo Sud Milano.

Il Parco si estende per più di 9500 ettari ad un’altitudine che va dai 335 metri dei Laghi di Lavagnina fino ai 1172 metri del Monte delle Figne, e comprende importanti monumenti storici come il Sacrario della Benedicta, che commemora il massacro della Benedicta avvenuto tra il 6 e l’11 aprile del 1944, i ruderi di una ex abbazia nei pressi della frazione di Capanne di Marcarolo nel comune di Bosio e un interessante ecomuseo, dove si può fare un salto indietro nel tempo nella quotidianità dei contadini che abitavano in queste zone.

Annualmente, nell’area del Parco si tiene anche un’importante kermesse cinematografica che affronta tematiche ambientali, naturalistiche e di tutela e salvaguardia del territorio.

Natura, boschi e tanti animali

La zona coperta dal Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo è particolarmente ricca dal punto di vista idrografico, con diversi bacini lacustri, torrenti e rii, tra cui il Lemme e il Gorzente, che scendono principalmente verso il Monferrato. La natura in questa zona è rigogliosa e costituita in prevalenza da boschi di latifoglie e conifere, ma la vicinanza al mare crea condizioni climatiche particolari che permettono alla flora alpina di convivere con piante prettamente mediterranee e alcune specie uniche, come una quercia sempre verde che cresce solo in questi luoghi e il fior di stecco.

Anche la fauna è molto variegata, infatti qui si possono osservare ben otto diverse specie di serpenti e, nelle vecchie miniere, il Geotritone di Strinati, che riesce a vivere completamente al buio. Nei corsi d’acqua proliferano le trote fario e i gamberi d’acqua dolce, ormai quasi estinti altrove, mentre nei boschi si possono incontrare cinghiali, volpi, tassi, ghiri, pipistrelli, caprioli, daini, ricci, faine, lepri e rapaci come l’ormai rarissimo biancone, simbolo del parco, e coppie di poiane, che hanno trovato l’ambiente ideale per la nidificazione e riproduzione.

Dal punto di vista geologico, l’area del Parco è molto interessante per la presenza di ofioliti, ovvero  sezioni di crosta oceanica e del sottostante mantello che sono state sollevate o sovrapposte alla crosta continentale fino ad affiorare. Si tratta di rocce di colore verdognolo, simili a quelle presenti sui fondali oceanici, molto diffuse sulle Alpi e conosciute come rocce verdi, serpentiniti o serpentinoscisti per la caratteristica superficie che ricorda la pelle di molti rettili. Tra i monti Ovile e Ferriere sono presenti anche alcuni filoni di quarzo aurifero e gallerie di antiche miniere d’oro, ormai dismesse da tempo.

Monte Tobbio (mt 1092), Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo, Bosio (AL) — presso Monte Tobbio.

📷 C. Dispensa (Dal Gruppo Facebook Gite fuori porta in Piemonte) 

Parco Naturale Capanne di Marcarolo: cosa vedere

Il Parco è un meraviglioso luogo dove rilassarsi, fare trekking e passeggiare nella natura, ma ci sono alcuni scorci e paesaggi che non bisogna assolutamente perdere durante una gita in questa zona.

I laghi di Lavagnina

I laghi di Lavagnina sono due bacini artificiali, il Lago Superiore e il Lago Inferiore, che si stendono ad un’altitudine di appena 335 metri ai piedi dell’Appennino Ligure, tra i comuni di Casaleggio Boiro, Mornese e Bosio, in provincia di Alessandria.

Sin dall’antichità, in questa regione del Piemonte si estraeva l’oro, in particolare dalle acque del torrente Gorzente e del vicino Rio Moncalero, nei cui pressi vennero scavate delle vere e proprie miniere. Secondo alcune indicazioni non confermate, pare che i Romani avessero costruito la città di Rondinaria, allo scopo di ospitare gli schiavi addetti al lavoro di estrazione, ma ad oggi non si sono ancora ritrovate tracce certe di questo insediamento e la documentazione, giunta fino a noi, è molto scarsa e frammentaria. Successivamente, anche i monaci si dedicarono alla ricerca dell’oro, che proseguì nei secoli successivi.

Intorno alla metà del XIX secolo, venne costruito un impianto metallurgico per la produzione dei lingotti. Le miniere venivano gestite dalla Societè Anonyme des Mines d’or du Gorzente con sede a Lione, in Francia. Circa trent’anni dopo la costruzione dello stabilimento, le miniere iniziarono ad esaurirsi e venne edificata una prima diga, corrispondente all’odierno Lago Superiore, la cui costruzione terminò nel 1887. Nel primo decennio del Novecento, si esaurì anche l’ultima miniera e venne perciò costruita anche la seconda diga, che ora contiene le acque del Lago Inferiore, sommergendo la preesistente Cascina Lavagnina e lo stabilimento metallurgico, i cui resti sono ancora visibili nei periodi di secca del lago.

Nel 2019, dopo molti anni di abbandono, le miniere M1 e M13 sono state messe in sicurezza e sono oggi accessibili tramite visite guidate. La gestione è stata affidata all’Ente di Gestione delle Aree Protette dell’Appennino Piemontese, che da metà aprile a metà ottobre si occupa di portare turisti e visitatori nelle gallerie delle miniere.

Dai laghi di Lavagnina si possono intraprendere diversi sentieri, tra cui uno dei più suggestivi porta al Valico degli Eremiti, con un percorso abbastanza agevole lungo le rive del torrente Gorzente, tra boschi di roveri, ontani, noccioli, pini neri e marittimi.

Un altro itinerario, un po’ più impegnativo e percorribile dalla primavera all’autunno, inizia appena superati i laghi di Lavagnina e arriva fino al Monte Tobbio, in un paesaggio brullo da film western. Lungo il sentiero ci sono diversi pannelli illustrativi e mappe che descrivono il percorso e i possibili itinerari alternativi.

Facile escursione ai Laghi della Lavagnina (Piemonte) nel Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo.
Nel centro dell’abitato di Casaleggio Boiro si prende la strada per i Laghi della Lavagnina. Percorrendo la strada si può ammirare sulla sinistra il Castello di Casaleggio Boiro, set del Castello dell’Innominato nello sceneggiato televisivo “I Promessi Sposi” del 1967.
Si lascia l’auto nei pressi della sbarra e si inizia a camminare su una comoda strada sterrata in leggera salita. In circa 15 minuti si raggiunge la diga e il Lago Inferiore della Lavagnina. Proseguendo ancora 30 minuti, sempre su strada sterrata, per lo più pianeggiante si raggiunge il Lago Superiore della Lavagnina. Qui si trova una bella spiaggia dove riposarsi. Da ricordare però che ci troviamo all’interno del Parco ed è vietata la balneazione. I cani sono ammessi al guinzaglio e solo sui sentieri, non sulla spiaggia.
Il tempo di percorrenza:
– 15 minuti per il Lago Inferiore della Lavagnina
– 45 minuti per il Lago Superiore della Lavagnina
Regione: Piemonte
Provincia: Alessandria
Comune: Casaleggio Boiro, Bosio, Mornese

📷 J. Pittalunga (Dal Gruppo Facebook Gite fuori porta in Piemonte) 

Il Sacrario e i ruderi de La Benedicta

Il Sacrario è un importante luogo storico e della memoria, perché qui, nell’aprile del 1944, vennero trucidati molti partigiani dalle forze nazi-fasciste, che distrussero anche l’antica abbazia. Oggi è presente una lapide che commemora i caduti ed è possibile ammirare i ruderi dell’antico edificio.

Le prime informazioni su La Benedicta risalgono all’XI secolo, come uno dei primi insediamenti monastici in questa zona e luogo di riposo e ristoro per i pellegrini in viaggio verso Roma, Santiago de Compostela e Genova, dove molti si imbarcavano per raggiungere la Terra Santa. Una volta che i monaci ebbero abbandonato la struttura, i possedimenti vennero acquisiti dalla famiglia Spinola e successivamente dal comune di Parodi Ligure. Gli edifici dell’ex-abbazìa divennero depositi agricoli e granai fino al 1944.

Dopo l’8 settembre 1943 su questi monti si erano rifugiati molti renitenti alla leva, militari che avevano abbandonato l’Esercito e antifascisti. All’inizio del 1944, le Capanne di Marcarolo e l’ex-abbazia divennero sede della III Brigata Garibaldi.

Il 7 aprile del 1944, le truppe partigiane vennero attaccate dalle forze nazi-fasciste e, anziché disperdersi, si radunarono a La Benedicta, diventando un facile bersaglio. La costruzione venne fatta esplodere e persero così la vita ben 147 persone.

Dopo molti anni di abbandono, tra il 2002 e il 2009, sono state portate avanti diverse opere di ripristino e restauro dei ruderi ancora presenti sul luogo, ed è stato creato il Sacrario della Benedicta, in ricordo della strage. Ogni anno, l’eccidio viene ricordato con diversi eventi commemorativi e dal 1999 è attiva l’associazione “Memoria della Benedicta”, il cui scopo è promuovere e valorizzare questo sito storico, cuore del Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo.

Il sentiero della Pace
L’itinerario segue un percorso ad anello di circa 5 Km caratterizzato da modeste pendenze ed è parte integrante del progetto La Benedicta Parco della Pace, nato per ricordare l’eccidio partigiano avvenuto nella primavera 1944 e per promuovere la zona monumentale ad esso dedicata.

📷 J. Pittalunga (Dal Gruppo Facebook Gite fuori porta in Piemonte) 

L’Ecomuseo di Cascina Moglioni

L’Ecomuseo di Cascina Moglioni è nato nel 1996, nei pressi del sito de La Benedicta. Si trova in un contesto naturale molto suggestivo, immerso tra faggete, castagni secolari e zone umide di particolare interesse naturalistico.

La Cascina, di cui si hanno notizie a partire dalla seconda metà del XVIII secolo, è stata abitata da diverse famiglie fino agli anni Settanta, quando la migrazione verso le città di molta parte della popolazione ha portato ad un progressivo abbandono di questo territorio.

La struttura della Cascina si sviluppa su due edifici paralleli, anticamente utilizzati come deposito, stalla e fienile da una parte, e abitazione dall’altra. Le strutture hanno i tipici tetti molto spioventi in tegole di terracotta, chiamati pisanin, per gli edifici di servizio, e in scandole di legno di castagno per l’abitazione.

Al piano terra del fienile, si trovava la stalla, dove venivano ricoverati gli animali, mentre il fieno veniva gettato al piano superiore attraverso un grande finestrone e si poteva accedere solo attraverso una scala a pioli. Il piano terra dell’abitazione era invece utilizzato come deposito per gli attrezzi, pollaio e stalla per le pecore, mentre al primo piano si trovavano le camere da letto e la cucina, riscaldata tutto l’anno da una stufa a legna.

La Cascina Moglioni, ristrutturata e accessibile, è un chiaro esempio di come si svolgeva la vita contadina in questi luoghi, e oggi è diventata un interessante ecomuseo, dove si tengono anche eventi e laboratori didattici.

Il Marcarolo Film Festival

Il Marcarolo Film Festival è una kermesse cinematografica che si svolge ogni anno all’interno del Parco Naturale e presso la Cascina Moglioni. Vengono presentate pellicole che trattano tematiche ambientali, naturalistiche e socio-antropologiche, allo scopo di sensibilizzare il pubblico sulla tutela e salvaguardia dell’ambiente. Si svolgono anche workshop sulla scrittura e sviluppo di documentari, video-corsi e proiezioni a tema ambientale.

 

Una visita al Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo è una vera immersione, non solo nella splendida natura di questi luoghi, ma anche nella storia passata e nel futuro del nostro Pianeta.

Caratteristiche

  • Collina
  • Escursionismo
  • Interesse paesaggistico e naturalistico
  • Itinerari a piedi
  • Lago