Nella parte nord occidentale del Piemonte esiste un’area di circa 1000 chilometri quadrati chiamata Canavese. I confini geografici di questo territorio, anche se non chiaramente definiti, corrispondono a nord con le porte della Valle d’Aosta, a est con il biellese e il vercellese, a sud con il torinese e a ovest con le Alpi Graie e la Francia.

Solitamente il territorio canavesano viene ulteriormente suddiviso in tre ampie aree, l’Alto Canavese che comprende le Valli Orco, Sacra e Soana, l’Eporediese racchiuso nell’Anfiteatro Morenico d’Ivrea e il Basso Canavese che va da San Giusto Canavese fino a Volpiano, appena fuori Torino.

Il toponimo ha un’origine incerta, per alcuni deriverebbe da “Canava”, l’antico nome dell’abitato di Cuorgnè, mentre per altri sarebbe legato alla coltivazione della canapa da tessitura, molto diffusa nei tempi passati.

Un territorio tra montagne, laghi e fiumi

Il territorio canavesano è molto variegato, nella parte più a nord le alte vette delle Alpi Graie e della Val Chiusella degradano verso la pianura e la collina della Serra, una lunga altura morenica che segna il confine orientale con il biellese, fino ad arrivare alle prime risaie del vercellese e la sconfinata Pianura Padana.

Questa particolare conformazione favorisce la presenza di bacini e corsi d’acqua, rendendo da sempre il Canavese un territorio fertile e adatto per l’agricoltura. Il fiume più importante è sicuramente la Dora Baltea che nasce in Valle d’Aosta e attraversa la pianura fino a Chivasso, dove si congiunge con il fiume Po, ma rilevanti sono anche i torrenti Chiusella, Orco e Soana, che scendono dalle omonime valli.

I laghi sono molto presenti su tutto il territorio: il più esteso è il Lago di Viverone, terzo dopo il Lago Maggiore e il Lago d’Orta, seguito dal Lago di Candia e da numerosi bacini minori, molto suggestivi e dai panorami inconsueti.

Dalla Preistoria ad oggi

Il Canavese, essendo uno dei pochi ambienti vivibili dell’arco alpino, è stato abitato da diverse popolazioni  sin dal neolitico, come confermano numerosi reperti archeologici ritrovati in molte parti del territorio. Si pensa che circa 12.000 anni fa, dopo l’ultima glaciazione, le uniche aree abitabili fossero i rilievi, la cui vegetazione era molto simile all’odierna tundra, con la presenza di numerosi animali selvatici come cervi, camosci e stambecchi.

Con il successivo innalzamento delle temperature si diffusero le foreste, sia in pianura sia a quote elevate, modificando completamente l’aspetto di questa zona e, intorno all’età del bronzo, le popolazioni iniziarono ad insediarsi intorno ai bacini lacustri, dove potevano trovare acqua e cibo con più facilità. Alcune ricerche hanno portato alla luce diversi manufatti, soprattutto nelle aree intorno ai Laghi di Viverone e Montalto, dove sono stati ricostruiti alcuni villaggi palafitticoli e ritrovate alcune piroghe.

I primi abitanti del Canavese sfruttarono le foreste per la propria sopravvivenza e crearono delle grandi pianure dove poterono sviluppare le prime forme di agricoltura.

I Salassi, di origine celtica, furono tra i primi popoli ad occupare queste zone, fondando una delle prime città, Ivrea. I Romani si accorsero ben presto della posizione strategica in cui si trovava il Canavese e si scontrarono duramente con i Salassi, fino ad ottenere la completa sottomissione con l’intervento di Appio Claudio Pulcro.

La dominazione romana favorì lo sviluppo economico del Canavese e Eporedia divenne un importante centro per gli scambi commerciali di tutto l’impero, collegando Roma con le colonie d’oltralpe.

Con la caduta dell’Impero Romano, il Canavese mantenne e acquisì notevole importanza, in particolare sotto Arduino, primo re d’Italia tra il 1000 e il 1015. Si diffuse il feudalesimo con la costituzione di diverse dinastie di “Conti Rurali” che si spartirono il territorio, ma la “Rivolta dei Tuchini” inflisse un duro colpo allo strapotere dei signori locali e molti furono costretti a cedere i propri domini.

Successivamente la dominazione passò sotto il Vescovo di Vercelli, i Marchesi del Monferrato, i Principi di Acaia e soprattutto i Savoia che acquisirono molte proprietà a partire dal XIV secolo e favorirono la costruzione di castelli, monasteri e opere architettoniche importanti.

Nel Settecento, il Canavese si ritrovò sotto la dominazione francese, ma all’inizio dell’Ottocento i territori ritornarono ai Savoia, i quali sostennero la nascita delle prime industrie manifatturiere, dell’artigianato e dell’agricoltura. La nascita della fabbrica Olivetti”, verso la fine del XIX secolo, permise al Canavese di conoscere un lungo periodo di prosperità che durò fino agli anni Novanta del XX secolo, soprattutto grazie alle idee avanzate e innovative di Adriano Olivetti che sviluppò un nuovo modello di “fabbrica a misura d’uomo”.

Purtroppo, verso la fine del secolo scorso, l’Olivetti perse molta della sua influenza fino a terminare le sue attività sul territorio canavesano e questo ha provocato un lungo periodo di “smarrimento” e decadenza. I canavesani sono però persone piene di iniziative e spirito commerciale e, soprattutto in questi ultimi anni, sono molti i progetti di valorizzazione del territorio che stanno nascendo.

Cosa fare nel Canavese

Il territorio canavesano offre tantissime opportunità ai turisti che vogliono visitarlo.

Innanzitutto, non si può venire in Canavese senza visitare Ivrea, una città ricca di storia e cultura, ma anche di eventi durante tutto l’arco dell’anno. Ivrea, Patrimonio UNESCO dal 2018, conserva antiche testimonianze delle sue origini celtiche e romane, ma anche monumenti di epoca medievale, rinascimentale e barocca fino ad arrivare all’architettura industriale olivettiana, riconosciuta ed apprezzata a livello mondiale.

Nei dintorni sono innumerevoli i castelli e le residenze che si possono visitare, a partire dagli imponenti Castelli di Masino e Agliè fino alle più piccole rocche di Mazzè, Montalto Dora e Pavone Canavese, ma anche chiese romaniche e barocche, campanili e borghi di incomparabile bellezza.

Gli amanti dello sport troveranno moltissime occasioni per divertirsi all’aria aperta, navigando in canoa o kayak sulle acque della Dora Baltea, passeggiando a piedi e in mountain bike a bassa o alta quota, facendo un bagno rigenerante nei numerosi laghi balneabili o arrampicando sulle varie pareti di roccia adatte a tutti i livelli.

Inoltre, non si può non percorrere un tratto della Via Francigena che dalla Valle d’Aosta scende verso il vercellese, con un percorso affascinante tra natura, sentieri, mulattiere e piccoli borghi panoramici e accoglienti.

Infine, vale la pena fermarsi in un buon ristorante e degustare l’ottima cucina locale per un pranzo, una cena o una veloce merenda sinoira con i migliori piatti tradizionali, dalle cipolle ripiene, agli agnolotti al ragù fino al famoso fritto misto, accompagnati dai gustosi vini della zona, Erbaluce, Carema e Canavese.

Per chi non avesse ancora visitato il Canavese, le sorprese potrebbero essere tantissime e una più interessante dell’altra.

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