La merenda sinoira non è un semplice spuntino da consumare a metà pomeriggio o un aperitivo d’inizio serata, ma una vera istituzione che affonda le sue radici in un’epoca ormai lontana, in cui le giornate erano scandite dal ritmo del lavoro nei campi e dalle ore di luce, che man mano si affievolivano verso la fine della giornata. Un momento conviviale arrivato fino ad oggi, che ha il caratteristico sapore del passato, di cose genuine e di un tempo antico, dove le famiglie si ritrovavano intorno al tavolo davanti a un buon bicchiere di vino e una fetta di salame da condividere con semplicità.

Un mondo lontano dagli eleganti salotti cittadini o dalle tavole della famiglia reale, dove ci si deliziava con tazze di cioccolata calda, biscotti e bignole. La merenda sinoira non era un lusso, ma una necessità per riprendere forza ed energia, e continuare a lavorare nei campi e nei vigneti fino al calar del sole. I veri protagonisti di quest’epoca, quasi leggendaria, erano la campagna e il tempo scandito dal rintocco delle campane.

La merenda sinoira: quando i ritmi della natura scandivano le giornate

Le campagne piemontesi di circa due secoli fa erano ben diverse da quelle odierne. Erano popolate da tanti volti abbronzati e consumati dalla fatica di un lavoro duro, che cominciava ancor prima che sorgesse il sole e si concludeva ben oltre il tramonto, per ricominciare il giorno dopo, con la stessa fatica e lo stesso sudore. Il novarese, l’alessandrino, il torinese e l’astigiano erano terre povere, dove le scarpe erano poche e preziose, le case erano illuminate con poche candele e qualche lampada, e la sera ci si riuniva nelle stalle per raccontarsi i fatti della giornata e intrattenere i bambini con favole e leggende.

Un mondo semplice, dove si consumava pochissima carne e le verdure venivano coltivate nell’orto di casa dalle donne della famiglia, mentre gli uomini svolgevano i lavori più difficili e pesanti nei campi. Anche se ciò che si possedeva era poco e molto spesso bastava appena per tirare avanti, la cultura della condivisione e della convivialità facevano parte della vita quotidiana e non si perdeva mai l’occasione per riunirsi, parlare e stare in compagnia.

La merenda sinoira veniva consumata soprattutto nei mesi estivi, quando le giornate erano più lunghe, le temperature più calde e il lavoro dei campi era decisamente maggiore. Gli uomini erano stanchi dopo tanto tempo trascorso sotto il sole ed era un vero sollievo veder arrivare le donne con un fagotto pieno di cibo con cui rinfrancare lo stomaco e riposare la mente. Era un momento di pausa, ormai a pomeriggio inoltrato, a metà tra l’ora della merenda e quella di cena. Un pasto povero e frugale, ma sostanzioso, per lo più composto da un po’ di pane casereccio, qualche pezzetto di formaggio, un salame, frutta e un buon fiasco di vino. Quanto bastava per riprendere il lavoro ancora per qualche ora e tornare a casa non troppo affamati per cena.

L’avvento dell’elettricità, di un maggiore benessere e dei macchinari  ha cambiato profondamente la vita nelle campagne piemontesi, ma la tradizione della merenda sinoira ha comunque resistito al passare del tempo, anche se in modo più sfumato e sempre meno legato ad una necessità di nutrirsi per continuare a lavorare. È diventata un momento conviviale da salvaguardare per recuperare gli antichi valori tradizionali e un modo per ritrovare ritmi più lenti e regalarsi un po’ di relax, lontano dalle preoccupazioni quotidiane.

La merenda sinoira oggi: molto più di un aperitivo!

Oggi, le città e le campagne piemontesi sono molto cambiate, così come il contesto in cui si inserisce la merenda sinoira: i ritmi del lavoro sono scanditi da altre necessità e non si fa più caso alle campane o al sole che si sposta nel cielo, ma è rimasta una tradizione profondamente radicata, da tramandare con orgoglio e nostalgia alle future generazioni. Si tratta ovviamente di una reinterpretazione moderna, che è stata contaminata anche da interpretazioni innovative, ricche e gourmet, ma che ha saputo mantenere delle regole imprescindibili, che la differenziano sia dal momento dell’aperitivo sia dall’apericena.

Innanzitutto, l’orario della merenda sinoira è sempre compreso tra le 17 e le 18, come accadeva anticamente nei campi, e sulle tavole sono presenti solo cibi poco elaborati, semplici e di stagione, anche se con una maggiore varietà rispetto al passato. Ciò che veramente conta è stare insieme dal pomeriggio alla sera, prolungando il pasto verso la cena con cibi nutrienti e sfiziosi allo stesso tempo.

Solitamente, sulla classica tovaglia a quadretti si possono trovare varie tipologie di salumi e insaccati, tra pancette, lardo e prosciutto cotto, gustosi formaggi locali, come la Raschera, la Toma e il più nobile Castelmagno, accompagnati da miele e cugnà, una sorta di marmellata di mosto di vino, a cui vengono aggiunti molti ingredienti diversi tra cui le nocciole, le mele e le pere. Immancabili sono sempre la soma d’aj, le acciughe al verde, uno degli antipasti piemontesi più tipici e conosciuti, i tomini elettrici leggermente piccanti, i peperoni con il tonno, i sottaceti, l’insalata russa alla piemontese, la giardiniera e il classico vitello tonnato. Per concludere il pasto, non mancano neanche i dolci, come il bonet, le pesche ripiene e il salame di cioccolato. Durante un’ottima merenda sinoira, è d’obbligo assaporare i più tradizionali e popolari vini del Piemonte, come il Dolcetto, il Barbera, il Nebbiolo e il Barbaresco, rigorosamente in un bicchiere d’osteria con un bel pezzo di pane campagnolo.

Nonostante vengano organizzati eventi con grandi chef e diversi ristoranti stellati propongano versioni elaborate e gourmet della merenda sinoira, la sua natura conviviale resta sempre intatta e  legata ad un’epoca passata, in cui esisteva un modo diverso di approcciare i ritmi della natura, il valore del cibo e il rapporto tra le persone. Quando ci si siede intorno a un tavolo per una merenda sinoira, si continua a sentire il profumo di un tempo antico, dove tutto è più autentico, vero e genuino, ma soprattutto è legato alla storia di un territorio, alla memoria popolare e alle tradizioni di un intero popolo.

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