Come farebbero i tartufai a trovare i preziosi tartufi senza i loro fedeli tabui?

Sarebbe impossibile! Il tabui è assolutamente indispensabile!

In piemontese, con il termine tabui si intende il cane del tartufaio, quello che lo accompagna sempre nei boschi e che, con il suo fiuto infallibile e formidabile, riesce a scovare i migliori tartufi. Di solito è un meticcio dal manto di diversi colori, di taglia media, ma può anche essere un cane di razza, in alcuni casi un po’ più difficile da addestrare, ma che può comunque dare ottimi risultati.

Ciò che rende il tabui un compagno speciale per il tartufaio, è il rapporto di fiducia e collaborazione che si crea tra il cane e il suo proprietario, perché solo in questo modo riescono insieme a lavorare in modo proficuo e a fare emergere gli spettacolari tartufi, meravigliosi doni della natura dal sapore intenso e dal gusto inconfondibile.

Meticci o di razza: quali sono i cani più adatti per la ricerca dei tartufi?

La legge non prevede delle razze in particolare da utilizzare per la ricerca dei tartufi, quindi si può utilizzare qualsiasi cane, meticcio o di razza. Ciò che fa la differenza sono l’olfatto più o meno sviluppato, l’addestramento e la resistenza alla fatica.

Tra le razze più diffuse, selezionate dai tartufai più esperti, c’è il Lagotto romagnolo, perché è un cercatore nato ed inoltre è obbediente e adatto anche ai trifolai alle prime armi, ma vanno bene anche i Cocker Spaniel, lo Spinone e il Jack Russel, sebbene siano più irrequieti e vivaci. Alcuni trifolai utilizzano anche il Pointer e il Bracco che, anche se sono più testardi e si distraggono facilmente, una volta adeguatamente addestrati, regalano davvero molte soddisfazioni.

Tuttavia, secondo molti trifolai, i migliori in assoluto restano sempre i meticci, perché possiedono un fiuto molto sviluppato e sono assolutamente fedeli. Ovviamente, non si può generalizzare, perché ogni cane è diverso dall’altro per indole e carattere, anche nella stessa cucciolata.

Un altro fattore di cui è necessario tenere conto quando si sceglie un cane da tartufo, è il sesso dell’animale. Infatti, sebbene non ci sia una regola sempre valida, ci sono dei pro e dei contro per ognuno di essi. Solitamente, le femmine sono più precoci rispetto ai maschi e possono essere pronte per la ricerca dei tartufi già a partire dal secondo anno di vita, sono caratterialmente più docili, mansuete ed equilibrate ma, se non sterilizzate, possono andare in calore un paio di volte l’anno e questo può causare alcuni problemi. I maschi sono invece pronti per la ricerca intorno ai tre anni e possono essere un po’ più disobbedienti, soprattutto se sentono la presenza di una femmina in calore nelle vicinanze. È bene sapere queste differenze, ma in ogni caso entrambi possono imparare perfettamente l’attività di ricerca e diventare ottimi tabui!

Esiste una scuola per diventare tabui?

A pochi chilometri da Barolo, a Roddi, esiste già dalla fine dell’Ottocento una vera Università dei Cani da Tartufo “Barot”, dove vengono addestrati i migliori cani da tartufo. La scuola viene gestita da quattro generazioni dalla famiglia Morchiero ed è diventata una vera istituzione per tutti i tartufai piemontesi e non solo!

Inizialmente, la scuola era stata pensata per l’addestramento dei cani di famiglia o di alcuni amici, anche con metodi severi, ma ottenendo sempre ottimi risultati. Con il tempo, la fama di questa istituzione si è diffusa in tutto il territorio piemontese e sono iniziati ad arrivare sempre più cani da addestrare, persino dal Canada. Il metodo è stato sempre più perfezionato e la scuola riscuote da tempo un grande successo per i suoi risultati sempre sorprendenti. Oggi, i cani da tartufo che vengono iscritti alla scuola seguono un percorso di circa tre settimane, al termine del quale saranno perfettamente in grado di scovare ottimi tartufi.

L’addestramento di un cane da tartufo inizia dalla più tenera età, quando ancora viene allattato dalla mamma. Inizialmente si tratta di un gioco: si fa annusare al cucciolo, di circa tre mesi, uno straccio o una pallina impregnati di odore di tartufo oppure si mette qualche goccia d’olio sulle mammelle o nella pappa, in modo che impari ad associare il tartufo a qualcosa di piacevole e materno. Bisogna anche insegnargli a interrompere il gioco, utilizzando il comando “lascia”, in modo che il cucciolo capisca che non lo deve mangiare. Inoltre, è sempre bene ricompensarlo con un piccolo premio, quando ha portato correttamente a termine il suo compito.

Esiste un disciplinare per la ricerca e raccolta dei tartufi?

Nella provincia di Cuneo la ricerca e la raccolta dei tartufi viene disciplinata già dal 1985 con la normativa n.752 “Normativa quadro in materia di raccolta, coltivazione e commercio dei tartufi freschi o conservati destinati al consumo” (GU n.300 del 21-12-1985), ma a partire dal 2008 sono state promulgate anche delle leggi a livello regionale che normano questa attività: la Legge Regionale 25 giugno 2008, n. 16 “Norme in materia di raccolta e coltivazione dei tartufi e di valorizzazione del patrimonio tartufigeno regionale” (B.U. 3 luglio 2008, n. 27) e le disposizioni attuative della Legge regionale emanate con D.G.R. n. 5-13189 del febbraio 2010 (B.U. n. 8 del 25 febbraio 2010).

Queste norme prevedono che i tartufai debbano essere in possesso di un tesserino e debbano avere effettuato il pagamento annuale della tassa regionale. Ogni tartufaio può avere con sé solo un cane addestrato appositamente per la ricerca dei tartufi e deve essere attrezzato con un vanghetto, uno zappino o uno strumento adatto a scavare con una lama che non deve superare gli 8 centimetri di lunghezza, nel punto esatto segnalato dal cane. Una volta raccolto il tartufo, la buca va nuovamente colmata e il terreno deve essere appiattito. Non si possono fare buche, senza che il luogo sia stato segnalato dal cane, né raccogliere tartufi non segnalati, avariati o immaturi.

In Italia è anche vietato utilizzare i maiali per la ricerca dei tartufi, perché danneggiano i terreni, scavando buche più grandi e profonde rispetto ai cani. Sebbene i maiali possiedano un ottimo olfatto e in alcuni Paesi, come la Francia, vengano impiegati nella ricerca dei tartufi, presentano notevoli svantaggi, che li rendono meno adatti dei cani: innanzitutto, per il loro peso sono più difficili da spostare e trasportare, inoltre hanno un’indole meno docile e obbediente e tendono a mangiare i tartufi, anziché consegnarli al tartufaio. Oltre a ciò, scavando con il naso in modo forsennato, spesso rovinano le radici delle piante sotto cui crescono i tartufi, andando a danneggiare il prezioso rapporto di simbiosi.

Se possedete già un cane da tartufi o state pensando di acquistarne uno per scoprire il meraviglioso mondo dei tartufai, vi piacerebbe andare in gita fuori porta in Piemonte con il vostro amato “Tabui”?

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