Nella travagliata storia delle comunità ebraiche in Italia, il Piemonte è sicuramente la regione in cui gli ebrei hanno lasciato un’impronta più evidente e indelebile dal punto di vista storico, artistico, economico e culturale.

A partire dai piccoli centri di montagna fino alle città più importanti, la nostra regione è stata testimone dello sviluppo e della crescita di una delle comunità ebraiche più attive e prospere, che ha contribuito in modo significativo a diffondere la cultura e un forte senso di resilienza e identità.

I Ghetti Ebraici hanno svolto un ruolo fondamentale nella storia del Piemonte, a partire dal Medioevo fino all’era moderna, rappresentando delle vere enclave di cultura, tradizioni, arte e progresso.

Quali sono le origini dei Ghetti Ebraici in Piemonte?

L’istituzione dei Ghetti Ebraici ha radici profonde nella storia italiana e del Piemonte. Nel corso dei secoli, le comunità ebraiche in Italia sono state soggette a una serie di leggi e restrizioni, attraverso cui si è tentato di confinare gli ebrei in quartieri designati e chiusi, noti come Ghetti. Lo scopo di queste restrizioni era di segregare la comunità ebraica e limitarne l’influenza sulla popolazione circostante.

La vita nei Ghetti Ebraici era regolata da norme precise, che ne limitavano le attività economiche e i rapporti con il resto degli abitanti. Luoghi circoscritti, spesso situati in zone malsane e degradate della città, dove potevano proliferare malattie ed epidemie, a causa del sovraffollamento.

Nonostante le evidenti difficoltà, gli ebrei italiani e, in particolare, piemontesi, hanno sempre dimostrato una forte identità culturale e religiosa, costruendo sinagoghe, scuole, ospedali e tutto ciò che era necessario per la vita della comunità. Inoltre, hanno partecipato attivamente allo sviluppo economico e sociale delle città in cui vivevano, ricoprendo ruoli importanti in ambito finanziario, intellettuale e professionale.

In Piemonte, i Ghetti Ebraici hanno cominciato a diffondersi nel tardo Medioevo, quando i primi ebrei si stabilirono in città come Torino, Alessandria e Casale Monferrato. Il Ghetto di Torino, in particolare, divenne un importante centro ebraico nel XV secolo, riuscendo ad attirare in città ebrei provenienti da diverse parti d’Italia e d’Europa.

Il Ghetto Ebraico di Torino, il più antico del Piemonte

Il Ghetto di Torino venne fondato nel 1679 per volere della reggente Maria Giovanna Battista di Nemours e per lungo tempo ha ricoperto un ruolo di primo piano tra i Ghetti Ebraici del Piemonte. Si trova ancora oggi nel cuore della città ed era caratterizzato da strade strette e bellissimi palazzi in stile barocco.

Inizialmente, il Ghetto di Torino si trovava nei pressi dell’ex-Ospedale della Carità, ma con l’aumentare del numero degli ebrei in città, fu necessario costruire un nuovo Ghetto nello spazio compreso tra Via Maria Vittoria, Via Bogino, Via Principe Amedeo e Via San Francesco da Paola.

Per accedere al Ghetto di Torino era necessario superare grandi cancellate, che venivano chiuse alla sera o durante le festività cristiane per impedire agli ebrei di uscire in questi particolari periodi dell’anno. Esteriormente, i Ghetti Ebraici erano poco riconoscibili e le facciate delle sinagoghe sono tuttora poco appariscenti, mentre all’interno accolgono veri capolavori d’arte sacra.

Essendo gli spazi piuttosto ristretti, le abitazioni del Ghetto di Torino si sviluppavano in altezza, allo scopo di accogliere più persone possibili e gli edifici erano collegati tra loro con corridoi coperti, chiamati Portici Oscuri. Inoltre, per dare a tutti la possibilità di partecipare ai riti e alle cerimonie esistevano due sinagoghe, una per gli ebrei italiani e una dedicata esclusivamente agli ebrei spagnoli.

Lo Statuto Albertino, che garantiva la libertà religiosa a tutti i cittadini del regno, abolì il Ghetto di Torino e gli altri Ghetti Ebraici piemontesi nel 1848, consentendo così agli ebrei di circolare liberamente in città senza alcuna limitazione e di ottenere diritti civili e politici, oltre a poter ricoprire cariche civili e militari.

Successivamente all’emancipazione, il Ghetto di Torino continuò ad essere al centro della vita religiosa, musicale, artistica e letteraria italiana e sede della principale comunità ebraica piemontese, che volle affidare ad Alessandro Antonelli la costruzione di una nuova sinagoga.

L’edificio non venne mai utilizzato per cerimonie religiose, in compenso è diventato il simbolo della città di Torino: la celebre Mole Antonelliana. Venne però costruita una sinagoga più piccola in stile moresco, di cui oggi è visitabile la galleria del Tempio Piccolo e la biblioteca.

Il Ghetto di Torino durante la Seconda Guerra Mondiale

Con l’intensificarsi delle persecuzioni e la promulgazione delle leggi razziali, a partire dal 1938, la comunità ebraica torinese si trasferì in zona San Salvario, dove oggi si trova la sinagoga visitabile.

Da Torino vennero deportati quasi novecento ebrei, diretti verso i principali campi di concentramento e di sterminio nazisti. La maggior parte di essi venne imprigionata nel carcere Le Nuove, che ospitava numerosi dissidenti e un braccio gestito dalle SS, noto per essere stato utilizzato per indicibili torture di partigiani ed ebrei, oltre che per l’esecuzione di condanne a morte.

Dopo essere stato chiuso negli anni Ottanta, l’ex-Carcere Le Nuove è stato trasformato in un interessante Museo, che propone un percorso museale alla scoperta di una delle pagine più tristi e dolorose della storia della nostra regione.

Ben pochi dei superstiti ebrei riuscirono a tornare a Torino, tra essi uno dei più importanti fu Primo Levi, che contribuì a raccontare l’orrore dei campi di sterminio e a diffondere una nuova cultura di pace, solidarietà e fratellanza tra gli uomini di qualsiasi religione, nazionalità e condizione sociale.

Quali sono gli altri Ghetti Ebraici in Piemonte?

A partire dai primi anni del Settecento, in Piemonte nacquero diversi Ghetti Ebraici, in particolare a Cherasco, a Cuneo, a Mondovì, a Carmagnola, a Asti e a Casale Monferrato, ma anche a Saluzzo, a Ivrea, a Biella, Chieri e a Vercelli.

Ogni ghetto aveva le proprie caratteristiche architettoniche e artistiche, che lo rendevano unico e particolare. La semplicità degli spazi esterni, privi di elementi distintivi, venne mantenuta anche dopo il 1848 e l’abolizione dei Ghetti Ebraici in Italia.

𝑪𝒐𝒏𝒕𝒓𝒂𝒅𝒂 𝑴𝒐𝒏𝒅𝒐𝒗ì, Ex ghetto Ebraico 

? E. Galleano (Dal Gruppo Facebook Gite fuori porta in Piemonte)

Quali sono i Ghetti Ebraici più interessanti del Piemonte?

Più antica del Ghetto Ebraico di Torino, la sinagoga di Casale Monferrato è una delle testimonianze più interessanti della presenza degli ebrei in Piemonte. Venne infatti edificata nel 1595 e, ancora oggi, è uno dei centri Ebraici più importanti d’Europa.

La sua splendida sala di preghiera, considerata monumento nazionale, è meravigliosamente decorata con iscrizioni in ebraico, stucchi dorati e volte finemente intarsiate, tipiche dello stile barocco piemontese, mentre dietro le grate in legno cesellato dei matronei si possono oggi ammirare preziosi oggetti d’arte conservati presso il Museo d’Arte e Storia Antica Ebraica o Museo degli Argenti. Nei sotterranei della Sinagoga è invece visitabile il Museo dei Lumi, che espone una bellissima collezione di candelabri a otto braccia, realizzati da importanti artisti contemporanei internazionali.

Di particolare interesse sono anche le mostre permanenti presso le sinagoghe di Asti e Carmagnola, le quali propongono percorsi multimediali, che raccontano la storia delle comunità ebraiche locali. Importanti sono anche le sinagoghe di Cherasco, Mondovì, Cuneo, Saluzzo e Vercelli, nel cui Tempio Maggiore, risalente al 1878, è visibile un’ampia collezione di magnifici oggetti sacri.

Nonostante i Ghetti Ebraici siano ormai scomparsi e si siano perfettamente integrati nel tessuto urbanistico delle città piemontesi, il loro impatto culturale e storico rimane comunque rilevante in Piemonte e in tutta Italia. I Ghetti sono testimoni della determinazione della comunità ebraica di preservare la propria identità e le proprie tradizioni in un contesto spesso difficile e ostile.

Oggi, le sinagoghe, i musei Ebraici e i siti storici dei Ghetti sono importanti luoghi di memoria e riflessione sulla storia ebraica in Italia e attraverso programmi educativi e iniziative culturali, si cerca di preservare e celebrare l’eredità dei Ghetti Ebraici, trasmettendo le loro storie alle generazioni future.

In conclusione, i Ghetti Ebraici del Piemonte rappresentano una parte vitale della storia della nostra regione e attraverso le loro vicende, sfide e trionfi, essi ci ricordano la ricchezza della cultura ebraica e il suo impatto sulla nostra società.

Hai visitato un Ghetto Ebraico in Piemonte o il Museo delle Carceri Le Nuove di Torino? Se ne sei rimasto affascinato, condividi le tue emozioni con gli amici di Gite Fuori Porta in Piemonte e regalaci un momento di grande storia della nostra regione.

Chieri, il Ghetto Ebraico 

? G.P.Pittore (Dal Gruppo Facebook Gite fuori porta in Piemonte)

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