Come si fa a resistere a una croccante bugia o a un dolce “friciò”? Sono bontà assolutamente irresistibili, che riempiono di allegria e buonumore!

In Piemonte, come in tutte le regioni italiane, la tradizione di preparare dolci per Carnevale ha origini antichissime e ancora oggi alcune ricette rimangono nel tutto segrete e vengono tramandate da madre in figlia come un bene prezioso.

In questo articolo ve ne presentiamo alcune tra le più diffuse e amate dai piemontesi per un Carnevale all’insegna della gioia e del divertimento.

Le Bale d’Ors e le Mantovane di Cossato

L’orso è il simbolo della Città di Biella e la leggenda racconta che, un tempo, un grande esemplare girovagasse tra i boschi delle Alpi Pennine, prima di essere ammansito da una montanara.

Proprio in riferimento a questo racconto leggendario sono state create le “bale d’ors”, letteralmente le “palle dell’orso”. Si tratta di un dolce dalla forma tondeggiante e dalla consistenza morbida e soffice, simile a una focaccina, con una crosticina leggera e fragrante. La ricetta ha un’origine plurisecolare e sembra sia stata importata da una comunità di lingua tedesca proveniente dal Canton Vallese e insediatasi in tempi antichissimi nell’Alta Valle Cervo. Per qualche tempo, questi dolci sono diventati quasi introvabili, ma in occasione del Carvè (Carnevale) del 2009, gli studenti dell’Istituto Alberghiero “Mellerio-Rosmini” di Domodossola, li hanno rilanciati, riscoprendone la ricetta antica e tradizionale e distribuendo le “bale d’ors” agli ospiti intervenuti all’evento.

Un altro dolce tipico del territorio biellese, che viene preparato soprattutto durante il periodo carnevalesco, sono le Mantovane di Cossato. Sono dolci di forma semisferica, preparati con pasta sfoglia e un morbido ripieno di mandorle, marmellata di agrumi e uva sultanina. Da oltre 55 anni, le Mantovane vengono prodotte solo nel periodo di Carnevale dalla Pasticceria Pezzaro, che ne detiene il marchio registrato.

L’Arancia della Mugnaia

A Ivrea, dove le arance e la Mugnaia sono le protagoniste indiscusse della festa, non poteva di certo mancare un dolce a loro dedicato. Le Arance della Mugnaia sono nate in una delle panetterie più storiche della città, la Panetteria Bonelli, e ormai vanno letteralmente a ruba! L’impasto è ricavato dal panettone avanzato, al cui interno viene inserito un ripieno di crema all’arancia, cioccolato all’arancia e un piccolo ingrediente segreto, frutto della creatività del pasticcere. Un piccolo dolce originale e goloso!

Le Bugie

Le bugie sono il dolce più tradizionale del periodo carnevalesco, buonissime e semplicissime da preparare. In realtà, si possono trovare un po’ ovunque in Italia e vengono chiamate con diversi nomi a seconda delle zone: chiacchere a Napoli, frappe nel Lazio e cenci in Toscana. Sono una semplice sfoglia di pasta sottile e croccante, che viene fritta nell’olio e guarnita con abbondante zucchero a velo. Esiste anche una versione più golosa con ripieno di marmellata, crema pasticcera o gianduia.

I Krussli

I Krussli sono il dolce tipico della Val Formazza. La loro ricetta, di origine Walser, viene conservata gelosamente dalle famiglie e tramandata da madre in figlia fino a renderla inaccessibile a chi non proviene dalla Val Formazza.

Si tratta di frittelle simili alle bugie, a base di farina, uovo, zucchero, latte, grappa e vaniglia. La sfoglia, tirata finissima, viene poi tagliata a pezzetti e fritta nello strutto per essere servita con zucchero e panna montata. Il loro sapore è delicato e aromatico, ma per la loro consistenza vanno consumati entro una settimana e conservati in luoghi freschi e asciutti.

Il Bicciolano

Il Bicciolano e la Bela Majin sono i protagonisti del Carnevale di Vercelli, la cui storia leggendaria risale alla fine del Settecento. Da questa antica tradizione, è nato il dolce tipico del periodo carnevalesco: il biscotto Bicciolano.

La ricetta nasce nel 1803, quando Carlo Provinciale, ispirandosi alla tradizione rinascimentale e ai dolci austroungarici, ideò questi biscotti, in cui a una ricca pasta frolla, si uniscono gli aromi di una segreta miscela di spezie, tra cui la cannella. La ricetta originale passò nella prima metà del XX secolo da Margherita Flecchia a Vittorio Rosso, che per parecchi anni continuò a produrre questa prelibatezza nel suo piccolo laboratorio artigianale. Oggi le migliori pasticcerie vercellesi propongono i Bicciolani ognuno secondo la propria ricetta.

Il bicciolano è un biscotto che si gusta a fine pasto, da abbinare ai vini Moscato e agli spumanti, oppure a una buona tazza di tè caldo.

I Friciò, Fricieuj o Farciò

I Friciò, Fricieuj o Farciò sono delle frittelle aromatizzate al limone e ripiene di uva sultanina. Sono simili ad altre frittelle che vengono preparate in altre regioni italiane, ma a renderle uniche è soprattutto la loro morbidezza. Si prepara un impasto abbastanza liquido, con uova, farina, lievito, latte, uva sultanina e limone grattugiato, che va poi fritto nell’olio bollente. Si ottengono così delle frittelle tondeggianti, che andranno ricoperte di zucchero e gustate ancora calde. Una delizia da non perdere!

I Tapit

I Tapit sono il dolce di Carnevale tipico di Oleggio. Sono dei biscottini, che per la loro forma ricordano dei piccoli tappi o bottoni.

La leggenda narra che Pirìn, la maschera di Oleggio, fece preparare questi biscotti avvelenati all’arsenico per offrirli al Duca di Milano Bernabò Visconti, per vendicarsi dei soprusi e delle torture inflitte alla popolazione oleggese. L’inganno venne purtroppo scoperto e il povero Pirìn venne condannato a morte, ma riuscì a salvarsi grazie all’intervento della Compagnia Bianca, che invase i territori dominati dai Visconti  su ordine del marchese del Monferrato Giovanni II.

Gli ingredienti dei Tapit vengono impastati fino ad ottenere un composto abbastanza duro e, una volta creato un salsicciotto, si tagliano dei piccoli cilindri che vanno schiacciati a formare dei bottoncini. I biscottini vengono successivamente cotti in forno per pochi minuti e possono essere gustati quando si saranno del tutto raffreddati.

La Tirà

In occasione del Carnevale, nell’astigiano si prepara la Tirà, un dolce tipico di Rocchetta Tanaro. Una ciambella, farcita con uvetta e canditi, nata per festeggiare i figli che partivano per la leva militare. Il suo nome sembra derivi dal fatto che, a partire dal 1871 e fino ai primi anni Venti del Novecento, i figli delle famiglie piemontesi venivano reclutati nell’esercito sabaudo, in seguito ad un sorteggio che determinava la durata della leva e la categoria del servizio militare.

La “tirata” del numero era un evento che riempiva d’orgoglio le famiglie, che organizzavano grandi feste della durata di molti giorni e che coinvolgevano tutto il paese. Le feste erano chiamate “tiraj” ed era usanza consumare una grande quantità di dolci semplici e casalinghi con amici e parenti, oltre a stappare bottiglie di vino, prodotte nell’anno di nascita del figlio e appositamente conservate per celebrare il suo reclutamento.

Con il tempo, la Tirà è diventato un dolce che viene prodotto principalmente a Carnevale, ma che si può trovare anche nel resto dell’anno nelle migliori pasticcerie dell’astigiano.

Le Frittelle di Mele

Le frittelle di mele sono uno dei dolci casalinghi più diffusi in Piemonte, a Carnevale e in ogni periodo dell’anno. Una ricetta umile e tradizionale che risale all’epoca medievale. Gli ingredienti sono semplici: una pastella a base di uova, farina e un po’ di latte, a cui si aggiunge una buccia grattugiata di limone. Per il ripieno, si usano fettine di mele spesse circa mezzo centimetro che, una volta immerse nella pastella, vengono fritte in olio abbondante e cosparse di zucchero ancora calde. Una delizia che ha il sapore dell’infanzia.

Una bontà dietro l’altra da gustare con il sorriso sulle labbra e la felicità nel cuore! E tu? Qual è il tuo dolce di Carnevale Piemontese preferito? Raccontacelo sui nostri canali social e fai conoscere le tradizioni del Piemonte più autentico!

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