I vigneti baciati dal sole e i paesaggi mozzafiato del nostro Piemonte sono la cornice perfetta per una delle storie più affascinanti del mondo del vino: l’invenzione dello Spumante Italiano. Un vino speciale caratterizzato dalla “spuma”, creata dall’anidride carbonica che, una volta disciolta, dà origine alla tipica effervescenza, così stuzzicante e piacevole al palato.

Sebbene ormai lo Spumante sia considerato una vera eccellenza italiana, celebrata in tutto il mondo per il suo gusto raffinato, pochi sanno che le sue radici affondano nel territorio piemontese, dove è stato inventato dai fratelli Gancia a metà del XIX secolo.

Le origini piemontesi dello Spumante Italiano

Documenti d’epoca romana riportano che già i nostri antenati amavano bere vini effervescenti, ma è molto probabile che si trattasse solamente di mosto che, in piena fermentazione, produceva bollicine naturali prima di diventare vino. In effetti, per ottenere la spumantizzazione è necessario utilizzare contenitori a tenuta stagna, come le bottiglie, e un particolare livello di pressione.

Sicuramente, uno dei primi a creare un vero vino effervescente fu il monaco benedettino Dom Perignon, il quale nel XVII secolo sviluppò una nuova tecnica di fermentazione in bottiglia, dando vita al celebre Champagne, che prende il nome da una regione della Francia.

Per quanto riguarda il Piemonte, i primi a sperimentare la produzione di un vino frizzante ad effervescenza naturale furono Carlo Gancia e il Conte Augusto di Vistarino, il quale iniziò a coltivare le viti di Pinot Nero importate dalla Francia nella sua tenuta

Carlo Gancia era originario di Canelli, dove la sua famiglia era proprietaria di diversi poderi e terreni agricoli, in cui si producevano uve moscato. Il piccolo Carlo amava seguire il padre durante la vendemmia e i processi di vinificazione, tanto che ancora giovanissimo si trasferì a Torino per specializzarsi in chimica e farmacia, seguendo anche le attività di alcuni laboratori sperimentali, che  testavano nuovi processi enologici.

Appena diciottenne, Gancia divenne direttore della storica caffetteria e liquoreria Dettoni, dove brevettò una nuova ricetta del vermouth, utilizzando uve moscato e, l’anno successivo, si recò in Francia per studiare le tecniche di spumantizzazione dello Champagne, secondo il metodo champenois o classico, a cui applicò alcune modifiche per renderlo più veloce e ridurre i costi di produzione.

Quando Carlo Gancia tornò in Piemonte, nel 1850, affittò una cantina a Chivasso e iniziò a sperimentare il metodo classico, impiantando nuovi vigneti di moscato in zone ritenute più idonee e favorevoli. La sperimentazione fu favorita anche dalle nuove leggi promulgate da Camillo Benso Conte di Cavour, che promuoveva l’ampliamento delle zone di coltura di differenti tipi di vigneti, tra cui il Cortese e l’Arneis.

In breve tempo, la cantina di Chivasso si trasformò in una vera fabbrica, che aprì i battenti a Canelli nel 1865, quando iniziò la prima vera produzione dello Spumante Italiano, così come lo conosciamo oggi.

Il marchio Gancia ebbe un successo clamoroso e immediato in tutta Europa e negli anni successivi ricevette numerosi importanti premi e riconoscimenti, che permisero di ampliare l’azienda fino a diventare fornitore ufficiale dei Palazzi Apostolici e della Real Casa Savoia.

Gli eredi di Carlo Gancia hanno continuato a gestire l’azienda di famiglia, proponendo sempre nuovi prodotti e applicando innovazioni alla produzione dello Spumante Italiano, ormai diventato una vera icona dell’enologia del nostro Paese.

Nonostante oggi l’azienda Gancia sia stata acquisita dalla Russian Standard, la gestione e la produzione è rimasta a Canelli, entrando di diritto a far parte della lista delle Cantine Storiche dell’Asti Spumante e patrimonio UNESCO, nel contesto del paesaggio vitivinicolo del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato.

Come si produce lo Spumante Italiano?

La produzione dello Spumante Italiano segue un rigoroso processo che richiede grande precisione, esperienza, attenzione ai dettagli e una profonda conoscenza delle tecniche vinicole. Le uve, a bacca bianca o nera, vengono raccolte manualmente durante la vendemmia, per garantire la massima qualità e freschezza.

Dopo la vendemmia, gli acini vengono pressati delicatamente per estrarre il mosto, che viene poi fermentato in serbatoi di acciaio inox o in botti di legno. Successivamente, il vino base viene messo in bottiglia insieme ad una miscela di zucchero e lievito, e sigillato con un tappo di sughero.

Durante la fermentazione in bottiglia o in autoclave, secondo il metodo Martinotti, il lievito consuma lo zucchero, producendo anidride carbonica che conferisce al vino le sue caratteristiche bollicine. Dopo un periodo di maturazione che varia da qualche mese a diversi anni, le bottiglie di Spumante Italiano vengono sboccate e il vino chiarificato, filtrato e poi imbottigliato per la vendita.

Un altro metodo molto utilizzato è la cuvée, che prevede la miscelazione di base di vini diversi per vitigno, zona di produzione, annata e affinamento, selezionati per essere successivamente spumantizzati. Al contrario, si possono trovare spumanti monovitigno, realizzati con uve di un solo territorio, di una sola azienda e di una sola annata, che garantiscono una qualità davvero eccezionale.

Più a basso costo e di qualità inferiore rispetto agli spumanti a effervescenza naturale, sono i vini spumanti gassificati, a cui viene aggiunta anidride carbonica artificialmente e a basse temperature.

Anche se sono passati più di centocinquant’anni dalla prima produzione, lo Spumante Italiano nato in Piemonte continua ad essere un’eccellenza enologica che ha saputo conquistare i palati di tutto il mondo.

La sua storia, ricca di tradizione e innovazione, ne fanno un simbolo di qualità e raffinatezza e per questo motivo, quando solleviamo un calice di Spumante Italiano in un momento di festa, non stiamo solo celebrando un momento speciale, ma anche un patrimonio culturale e gastronomico che ha resistito alla prova del tempo, portando sempre tanta gioia e allegria.


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