
Le notti delle Streghe – Mistero a Rifreddo
Ritrovando vecchi amici
“E’ nella Storia che esiste la Leggenda ed è nella Leggenda che esiste la Storia.”
E già che siamo qui, parliamo di Rifreddo e del suo Monastero Cistercense.
Come detto, la fondatrice fu Agnese dei Marchesi di Saluzzo che, nel 1218, era rimasta vedova del Marito, il giudice Comita II di Torres.
Dopo il periodo di lutto, nel 1219 scrisse una lettera direttamente a Papa Onorio III (Cencio dei Savelli) chiedendo di poter fondare un “Monastero Femminile” che il Pontefice concesse in via preventiva il 4 maggio dello stesso anno e, nelle settimane successive, Agnese acquistò dalla madre Alasia, reggente del Marchesato per conto del nipote Manfredo III, il Borgo di Rifreddo e tutte le sue pertinenze.
Verso la fine dello stesso anno e l’inizio del 1220, iniziò la costruzione del Monastero cui fu dato il nome di “Domus Religionis Rivifrigidi” che ottenne la definitiva protezione marchionale il 2 Aprile 1220 a firma del divenuto maggiorenne Manfredo III che chiamò a testimone dell’atto l’Abate dell’Abbazia di Staffarda decretando una probabile l’appartenenza del Monastero all’Ordine Cistercense che si concretizzò solamente nel 1244 dopo la morte di Manfredo III in un periodo di reggenza del Marchese Bonifacio del Monferrato in attesa della maggiore età di Tommaso I.
Nel 1221,a seguito di un’ulteriore lettera a lui indirizzata da Agnese, il Papa decretò l’approvazione definitiva della costituzione del Monastero.
Agnese divenne di fatto la “Ire ad Capitulum” (voce in capitolo) così come consuetudine dell’epoca per le fondatrici e agiva per conto del Monastero così come riportano alcuni documenti: “Vice et Nomine Monasterii Rivifrigidi” coadiuvando l’Abbadessa nel suo operato ma, assunse il titolo di “Signora di Rifreddo e Gambasca”.
Il Monastero in breve tempo divenne un punto di riferimento importante del Marchesato e assunse notevole autorità: nel 1224 la Marchesa Alasia cedette al Monastero i privilegi e, di fatto, il controllo diretto del Priorato di Sant’Ilario di Revello con pretese di pagamento delle Decime da parte degli altri Borghi della Valle del Po ma, i fatti che lo portarono alla ribalta sono legati alla “caccia alle Streghe” del 1495.
L’Abbadessa Margherita di Manton richiese l’intervento dell’inquisitore per indagare sulla morte, alcuni mesi prima, di Maria, un’inserviente del Monastero che, poco prima di morire aveva confidato al Cappellano del Monastero, Tommaso dei Binellati, di essere stata aggredita da una vedova del luogo, Giovanna Motossa, che aveva sorpreso a rubare delle erbe dall’orto. Il 4 Ottobre di quell’anno l’inquisitore Vito dei Beggiami dei Frati Predicatori di Savigliano iniziò le indagini proclamando il “Tempus Gratiæ” il termine di tre giorni in cui tutte le persone a conoscenza di fatti e delitti commessi contro la fede; si presentarono undici persone a confermare le accuse contro la Motossa che, interrogata l’8 di Ottobre rese non solo piena confessione del suo delitto ma anche di atti di stregoneria commessi dalla “Secta Mascharum” (setta delle streghe) di cui era un’adepta da oltre diciotto anni.
In questa sua dichiarazione chiamò in cause cinque donne di Rifreddo: Giovannina Giordana (sua figlia), Margherita Giordana, Giovanna della Santa, Romea dei Sobrati, Caterina Bianchetta e tre donne di Gambasca: Caterina Bonivarda, Caterina Borrella e Giovanna Cometta.
Di tutti gli interrogatori e della vicenda ci sono documentazioni custodite nell’archivio storico di Rifreddo contenute in tre fascicoli integrali e riguardanti i procedimenti di Giovanna Motossa, Caterina Borrella e Caterina Bonivarda.
Il fascicolo più voluminoso è quello riguardante Caterina Bonivarda, moglie di Bonivardo dei Bonivardi un personaggio influente di Gambasca per quanto riguarda il suo procedimento si attivarono tutta una serie di personalità pro e contro il suo giudizio che, alla fine, fu di colpevolezza.
Tutte le accusate furono condannate come “Streghe” ma, del loro destino finale non se ne seppe nulla: generalmente chi era condannato definitivamente era destinato al “Braccio Secolare” (l’amministrazione civile) per l’esecuzione della sentenza: IL ROGO.
Di questo rogo non se ne saprà mai nulla, sempreché un rogo fu acceso.
Il mio personale convincimento?
Innanzitutto il dubbio delle confessioni di colpevolezza che furono estorte alle donne sottoponendole alla tortura; probabilmente anche contrasti tra la Badessa e la famiglia del marito di Caterina Bonivarda in quel di Gambasca; in ultimo l’intenzione di rafforzare la “fede” attraverso il timore reverenziale verso le istituzioni religiose.
Per quanto riguarda il “Rogo” io credo che non sarebbe stato mai acceso poiché l’atto finale di un evento di tale importanza che ha coinvolto personalità influenti dell’epoca ivi compreso il “Grande” Marchese Ludovico II, avrebbe lasciato sicuramente una traccia scritta.
E le accusate? Probabilmente esiliate in qualche Monastero o, semplicemente, esiliate lontano dal Marchesato con famiglie al seguito.
Io la penso così…..
Comunque per saperne di più, oltre al libro citato in apertura, sono a disposizione gli atti documentali presso l’Archivio Storico di Rifreddo oltre a libri e opere di autori di rilievo come “Lucea talvolta la Luna” Rinaldo Comba grande Prof. della “Statale di Milano” (che ringrazio sentitamente) e Angelo Nicolini; “Streghe” di Grado Giovanni Merlo.
Rifreddo in questi giorni celebra l’interessantissimo evento “Le Notti delle Streghe” da non perdere, ve lo assicuro.
Articolo e foto di Ruggero M. (Dal Gruppo Facebook Gite fuori porta in Piemonte)



