Buco di Viso: il tunnel più antico di tutto l’arco alpino

Per millenni, le Alpi sono state un ostacolo molto difficile da superare, soprattutto quando la neve e le condizioni atmosferiche impedivano di attraversare agevolmente i numerosi valichi che, ancora oggi, si trovano ai confini della nostra Regione.

Il Buco di Viso o Buco delle Traversette (Pertuis du Viso o Tunnel de la Traversette in lingua francese, Përtus dël Viso in lingua piemontese, Pertús dóu Visol in lingua occitana), il primo tunnel alpino della storia, venne realizzato proprio per far fronte ai problemi di comunicazione tra il nostro territorio e il resto d’Europa. Un’opera d’ingegneria davvero sorprendente, soprattutto se si considerano i mezzi e le conoscenze tecniche che si possedevano all’epoca in cui venne creato.

Oggi, il Buco di Viso è una delle mete escursionistiche d’alta montagna più affascinanti dell’arco alpino ed è sicuramente molto emozionante attraversarlo per rendersi conto di quanto sia frutto dell’ingegno e della fatica dei nostri antenati.

? Valter A. (Dal Gruppo Facebook Gite fuori porta in Piemonte)

Piccola storia del traforo alpino più antico del mondo

L’idea di creare un foro nella montagna che collegasse l’attuale Comune di Crissolo con la località di Ristolas fu promossa dal Marchese di Saluzzo Ludovico II del Vasto, il quale cercava una via più agevole per raggiungere la Francia, dal momento che non era in buoni rapporti con i Savoia e aveva stretto un accordo con il Re di Napoli, Renato d’Angiò, che era anche un vassallo del sovrano francese.

L’obiettivo di quest’opera era di migliorare i collegamenti commerciali tra il marchesato saluzzese e la Francia, che in quel momento erano limitati dalle notevoli difficoltà nell’attraversare il vicino Colle delle Traversette, che si trova più in alto e che era libero dalla neve e dal ghiaccio solo per brevi periodi durante l’anno.

L’accordo per la realizzazione del Buco di Viso venne firmato ad Arles il 22 settembre 1478, ma i lavori iniziarono solo l’estate successiva, a causa delle condizioni metereologiche poco favorevoli nell’area prescelta.

I lavori, che si interrompevano all’inizio dell’inverno e riprendevano allo scioglimento delle nevi, terminarono nel 1480 e costarono complessivamente 12.000 fiorini.

Non avendo a disposizione nessun tipo di macchinario o esplosivo, i minatori utilizzarono una tecnica molto particolare e ingegnosa, descritta in un trattato di Diodoro Siculo, uno storico dell’Antica Grecia, vissuto nel I secolo a.C.

Gli operai alternavano gli scavi all’accatastamento di legna da ardere, che veniva poi incendiata per indebolire la parete rocciosa, successivamente inondata con una soluzione di acqua bollente e aceto per renderla ancora più friabile. A quel punto si interveniva con picconi e pali di legno per avanzare nello scavo, fino a che non era di nuovo necessario ricominciare la procedura.

Una volta aperto al traffico commerciale, nel 1481, il Buco di Viso divenne un passaggio strategico per le merci da e verso il Marchesato di Saluzzo, che esportava vino, riso, canapa e olio di noce e importava tessuti preziosi, cavalli e anche il sale proveniente dalle saline di Aigues-Mortes senza dover passare dai possedimenti sabaudi della Liguria e del Basso Piemonte.

Oltre ad essere una via cruciale e strategica per le merci, il Buco di Viso era anche fondamentale dal punto di vista militare, tanto che fu utilizzato dallo stesso Ludovico II del Vasto per fuggire oltre confine e dalle truppe francesi per raggiungere facilmente il territorio piemontese.

Dopo il Trattato di Lione del 1601, che sanciva l’annessione del Marchesato di Saluzzo al Ducato di Savoia, il Buco di Viso perse la sua importanza e venne a lungo chiuso e abbandonato, finché il Duca Emanuele I di Savoia non lo fece ostruire per non compromettere il traffico commerciale che passava dai valichi del Moncenisio e del Monginevro.

Il tunnel delle Traversette rimase impraticabile fino al 1837, quando venne parzialmente riaperto dagli abitanti della Valle Po per permettere ai migranti di passare più facilmente da una parte all’altra del confine italo-francese. Il passaggio era comunque molto difficoltoso, a causa delle aperture molto strette e, inoltre, non era economicamente conveniente, perché non consentiva di portare con sé carichi ingombranti o gli animali da soma.

Bisognerà aspettare il 25 agosto del 1907 per vedere nuovamente accessibile il tunnel Buco di Viso, quando il Governo Italiano e il CAI di Torino terminarono i lavori di ripristino.

Nel 1998, la sezione di Saluzzo del Rotary Club ha finanziato la rimozione dei detriti che nel frattempo si erano accumulati lungo il percorso e reso praticabile il tunnel in tutta la sua ampiezza e lunghezza, mentre nel 2014 la galleria è stata riaperta al pubblico dopo importanti lavori di rinforzo e di messa in sicurezza.

Il Buco di Viso o Buco delle Traversette (Pertuis du Viso o Tunnel de la Traversette in lingua francese, Përtus dël Viso in lingua piemontese, Pertús dóu Visol in lingua occitana) è una galleria scavata nella roccia lunga circa 75 metri che collega l’Italia con la Francia mettendo in comunicazione i territori comunali di Crissolo e Ristolas. Si trova in Piemonte, nel territorio della provincia di Cuneo, alle pendici del monte Granero, sotto il versante che separa la valle Po da quella francese del Queyras, ad un’altitudine di 2.882 m s.l.m. poco più in basso rispetto al colle delle Traversette a quota 2.950 m. È noto per essere stato il primo traforo alpino della storia e rappresenta una delle più antiche opere di ingegneria civile realizzate in alta montagna.
Si raggiunge partendo da Pian del Re sopra Crissolo (CN) in 3 ore di cammino circa.

? Carla R. (Dal Gruppo Facebook Gite fuori porta in Piemonte)

Come raggiungere il Buco di Viso?

Il traforo del Buco di Viso si trova a 2.882 metri d’altitudine ed è lungo 75 metri, scavati interamente a mano nella roccia. Il tracciato è leggermente curvo e in discesa sul versante italiano, dato che, quando venne realizzato, non si avevano conoscenze topografiche precise e anche gli operai seguivano più il loro sentimento che una direzione ben precisa.

Attualmente, la galleria non è illuminata ed è alta mediamente 2,5 metri, mentre è larga all’incirca 2 metri, quel tanto che in passato bastava per far passare un carro trainato da due some. Il transito è consentito solo nei mesi estivi ed è del tutto libero, mentre durante l’inverno viene chiuso per evitare danni alla struttura e ostruzioni, causate dalla neve o dalle valanghe.

Il percorso per arrivare al Buco di Viso parte dal Pian del Re, ai piedi del Monviso e a una quota di circa 2000 metri, ed è fattibile in circa due o tre ore di cammino, seguendo il sentiero V16 verso il Colle delle Traversette.

L’ascesa di livello E prevede un dislivello di 800 metri, ma le pendenze sono abbastanza dolci e poco prima dell’entrata della galleria sono ancora visibili i ruderi di una caserma della Guardia di Frontiera.

Per percorrere il Buco di Viso bisogna essere provvisti di torcia e caschetto di protezione, inoltre, anche d’estate, l’aria all’interno del tunnel è satura di umidità e la temperatura è decisamente più fresca rispetto a quella esterna.

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Caratteristiche

  • Escursionismo
  • Interesse paesaggistico e naturalistico
  • Itinerari a piedi

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